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domenica , Gennaio 29 2023

Indagine CNA – Il 2023 all’insegna dell’incertezza per le imprese, timori sui rincari per l’energia e inflazione, le imprese taglieranno gli investimenti ma l’occupazione tiene

È l’incertezza la grande protagonista dello scenario economico per il 2023, come emerge da un’indagine realizzata da CNA nazionale su 1.000 imprese che offre un quadro a tinte fosche sull’anno appena iniziato. Caro-energia e inflazione sono per molti le principali criticità che avranno un impatto negativo sull’attività delle imprese. Oltre 6 imprenditori su 10 non formulano previsioni sull’economia italiana, il 13,5% prevede una recessione e all’incertezza le aziende rispondono con prudenza e cautela. Quasi il 40% degli intervistati dichiara che ridurrà gli investimenti e quasi uno su tre prevede una discesa del fatturato. Nel complesso è prevista però una tenuta dei livelli occupazionali: il 66,5% indica stabilità degli organici, il 21% una diminuzione del personale e il 12,5% un incremento.

Come commenta il Presidente di CNA Toscana Centro, Claudio Bettazzi: “L’attesa sforbiciata agli investimenti rappresenta un campanello d’allarme per la competitività del tessuto delle imprese. Al contempo, per le istituzioni, è  un motivo in più per accelerare la messa a terra degli investimenti previsti dal PNRR e un segnale di spinta a   consolidare e potenziare gli strumenti di incentivazione mirati a innovare e rafforzare il patrimonio produttivo. I fattori di rischio per l’economia rimangono gli stessi. Secondo il 65,5% delle imprese il caro-energia rappresenta la principale minaccia alla crescita, e oltre alle bollette c’è forte preoccupazione sul prezzo dei carburanti. Subito dopo vengono le spinte inflazionistiche per il 47,7% degli intervistati mentre il 41,8% indica la mancata attuazione degli investimenti del PNRR e il 39,7% il venir meno delle politiche di sostegno all’economia. Dalle risposte delle imprese non emergono timori legati a una eventuale recrudescenza della pandemia ma ben una su tre lamenta difficoltà nel reperimento di personale specializzato.

Abbiamo quindi di fronte l’ennesimo anno difficile in cui le preoccupazioni e le sfide che ci attendono sono davvero tante. Per affrontarle serve quella spinta che può venire solo  dalle progettualità finanziate dal Pnrr, che devono vedere la luce in tempi brevissimi e certi. Per questo, dalle istituzioni locali e regionali ci aspettiamo che “concretezza”sia la parola d’ordine nel 2023, per dare gambe alle risorse del Pnrr e a quei progetti, finora sulla carta,  che sono imprescindibili perché rappresentano fattori di competitività per tutte le imprese del nostro territorio. In questo senso,  penso  alla destinazione dei 10 milioni del Mise ottenuti dal Comune di Prato, alla realizzazione dell’Hub per il tessile, ai progetti di efficientamento e riqualificazione finanziati al Comune di Pistoia sino alle infrastrutture tanto annunciate di cui l’area vasta ha urgente bisogno.

Detto questo, gli enti locali e la Regione Toscana in testa sono chiamati al contempo a  costruire un contesto di ripartenza per il 2023,  a partire dalla destinazione dei fondi strutturali su cui si giocano le sfide delle nostre imprese. Bisogna sostenere con adeguate risorse la ripresa degli investimenti, oggi messa in ginocchio dal peso dell’inflazione e dei rincari energetici, e dobbiamo lavorare su un’adeguata programmazione dei fondi regionali per portare a casa la transizione ecologica, digitale, l’internazionalizzazione, la formazione di nuove figure professionali, in una logica di sinergia e non di sovrapposizione di risorse. Il tutto auspicando un cambiamento radicale dello scenario internazionale senza il quale difficilmente le aziende riusciranno a uscire dal pantano in cui sono costrette a dibattersi oggi”.

Rispetto alle prospettive, ha poi concluso l’indagine, gli imprenditori esprimono una maggiore consapevolezza circa le aspettative sulla propria attività e l’area dell’incertezza scende al 37%, che tuttavia rappresenta un valore molto elevato mentre i restanti si dividono tra chi prevede un 2023 soddisfacente (29,8%) e chi si attende un andamento negativo (33%).

 

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